ALTROVE / ELSEWHERE

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ALTROVE / ELSEWHERE

N. 7, maggio 2022 / Issue 7, May 2022
Languages: ITALIAN / ENGLISH
format: 21x30
pages: 20
colors: B/W
featuring works by Rushika Wick, Mahmoud Darwish, Francesco Di Perna, Iván Cabrera Cartaya, Fabio Radice, Max Henninger, Piero Rivasana, Gala Bushido, Simon Chiatante, Francesco Scatigna, Enrico Veglio, Matt Franzetti, Marius Ghencea.
translators: Cristina Patregnani, Luz Ergassia, Claudio Scagliarini
illustrations: Cristina Patregnani, Luana Kampchen

ABSTRACT/ EXTRACT
The game of the written word in the form of what we call literature is to make us lose our orientation with respect to a fictitiously constructed "ourselves", corresponding to our "I" dictated by social fiction.
There are some species of trees that are called pioneers, because they have very light seeds that can easily be transported away by the wind, seeds that often manage to take root easily even in apparently unfavorable conditions.
Like the poplar, that waves in the breeze, gives the very idea of poplar to the breath of wind, so that it can replicate itself elsewhere and find a fertile environment for propagation, so the written word that we call literature floats among the pages, spreading its exact and yet changing meanings.
Opening a book, or this magazine, then, will be like splitting up: staying anchored in your place and yet being somewhere else, in another dimension, as dense and full of meaning as our supposed real dimension. If by reading we are able to absorb the word to such an extent, we make ourselves wind and fertile ground, we open ourselves to welcome literary memes, the seeds of creative imagination. It is not up to us to decide how they will sprout: it will be enough just to turn our gaze, to make ourselves elsewhere.
Il gioco della parola scritta sotto forma di ciò che chiamiamo letteratura, è quello di farci perdere l'orientamento rispetto a un “noi stessi” fittiziamente costruito, corrispondente al nostro “io” dettato dalla finzione sociale.
Tra gli alberi esistono alcune specie che vengono chiamate pioniere, perché dotate di semi molto leggeri che possono facilmente essere trasportati lontano dal vento, semi che, spesso, riescono ad attecchire facilmente anche in condizioni apparentemente sfavorevoli.
Come il pioppo, che lasciandosi cullare dalla brezza, dona al soffio di vento l'idea stessa di pioppo, affinché essa possa replicarsi altrove e trovare ambiente fertile di propagazione, così la parola scritta che noi chiamiamo letteratura fluttua tra le pagine, spargendo i suoi esatti e pur mutevoli significati.
Aprire un libro, o questa rivista, allora, sarà come sdoppiarsi: rimanere ancorati al proprio posto eppure essere da tutt'altra parte, in un'altra dimensione, tanto densa e pregna di significato quanto la nostra supposta reale dimensione. Se leggendo siamo in grado di assorbire a tal punto la parola, ci facciamo noi stessi vento e terreno fertile, ci apriamo ad accogliere i meme letterari, i semi dell'immaginazione creativa. Non sta a noi decidere come essi germoglieranno: basterà soltanto volgere lo sguardo, farci noi stessi altrove.
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